Short Story
Visione sull’orlo del mondo

“Il mio corpo non si muove, la testa abbandonata sulle mani senza forma, i pensieri che volteggiano in rapidi soffioni fioriti. Liberi arbitri.. si dice quando la giustificazione non torna, ma non tutto può essere spiegato e detto in fretta, a volte la paura rallenta i pensieri per permetterci di sopravvivere. Ho incontrato persone diverse che hanno parti di vita in comune e tutto mi sembrava una folle giostra di cavalli bianchi dove i pensieri coloravano gli eventi. Mi hanno proposto la bibbia per la salvezza. Ma io non voglio né salvezza né redenzione, voglio ritrovare la mia passione tra le gambe e nel cuore, tra i pensieri più liberi e le parole che in questi giorni a stento mi muoiono tra i denti. Io sono un’artista e non ho più bisogno di gentilezze..sono un’artista e non ho più bisogno di essere apprezzata. Se una dottoressa troppo presa dalla sua redenzione cerca di alleviarmi una pena, dandomi l’assoluzione del peccato, non ha certo capito la forza di questa vita che da troppo tempo chiede la morte.. per il troppo vivere. È una fatica assurda. Chi non prova il troppo vivere non lo può capire. Arriva la saturazione di vita, come una boccata doppia di ossigeno. Il corpo non lo può ricevere in tale misura. Allora o moderare l’ossigeno in entrata o accoglierlo ed esplodere. Brandelli di me fuori. Molti i colori dell’anima accanto ai vestiti. Tingeranno anche i fiori del parco o l’acqua del lago. Povero eterno mio servitore, lago maledetto, ti cito così tante volte da farti diventare un eroe. Mentre la tranquillità, le tue acque chete non hanno velleità di nomina. Questo pulsare di cuore mi lascia attonita sulla potenzialità residua della mia vita. Io che cerco di lasciarla correre, di non soprassedere e lei che insiste nella forma, nella sostanza, modifica gli eventi per riempirsi da sé quando io non ho coraggio per farlo. È la mia vita che si cerca le situazioni estreme, che mette il mio corpo in relazione con una stantia seduzione. La mia vita che mi chiama. Emma. La mia vita che nulla si vuole perdere che nulla concede per stato di grazia, ma di necessità  e virgo e virtute..”

“Emma non capisce come sto. Non sa cosa voglia dire desiderare lei.. donna senza tempo. Sembra una ragazzina nelle espressioni del viso, su un corpo da donna femminea. E pensieri liberi da eventi vari. Nulla da modificare e molto per nuocere. Sto cercando di allontanarmi perché non ho più la forza della menzogna. Ho toccato parti di lei che ho avuto in sogno per giorni. Un desiderio che lei ha creato in me a forza. Con i denti mi ci sono aggrappato per non lasciarmi sfuggire un lamento o una dichiarazione perduta d’amore. Cosa sia non lo so. Non posso più farmi domande. Sembra che chi vive intorno a me legga le risposte che potrei dare. Così devo saltare la parte del ricordo. Quando la vedo, ma non siamo soli, metto il cuore in un sacchetto di plastica, freno l’osmosi. Perché il mio sangue non vada sprecato inutilmente. La immagino senza una delle sue qualità, la faccio più stupida e più facile. Una conquista leggera. Ma devo mentire bene. Perché non credo nemmeno a una parte di me. Emma non allevia le mie pene, non ascolta la gente che passa accanto. Emma mi tiene la mano in ogni luogo. Emma non mi lascia andare nella mia isola di dimenticanza. Emma non mi lascia sopravvivere. È come se avesse paura di non farmi vivere abbastanza. Ogni volta che cerco di rifugiarmi in una angolo buio per sopravviverle, lei mi porta allo scoperto, mi illumina con la torcia dei suoi occhi fino a che non si brucia la pelle. E poi lecca le mie ustioni con piccoli baci delicati di acqua di rose.. Le chiedo spesso di non andarsene, la mia voce insistente come una preghiera, ma non ho luogo dove inginocchiarmi per essere creduto.. così divento blasfemo e casto, impertinente uomo del sogno che usa la notte per raggiungere la sua preda, che cerca di abbandonarla al mattino, al suo proprio destino.”

“Matt ha danzato per me a piedi scalzi, l’onda della sua schiena disegnata dalle finestre aperte. Un motivetto leggero che gli scivolava tra i piedi e io sdraiata a raccoglierne il ritmo. Un ritmo sincopato con la schiena inarcata alle lombari e i piedi nudi. Ho ballato con lui senza un sbavatura persa. Episodio della cucina. Ti vedo tra i fornelli a cercare pentole adatte, mentre io sono qui  immobile, i piedi su una piastrella sola. Aspetto che tu mi giri intorno non c’è altra forza se non il mio sguardo che tu eviti. E allora faccio passare l’energia dalla pelle, dai pori evapora l’humus fertile che ho raccolto nel mio centro. Senza trattenere e senza fare domande. Il tuo corpo è a pezzi ed è contratto per tenersi insieme.
Un percorso in taxi verso un luogo di partenza, di distacco. Il taxi di Londra non è un taxi.. è una macchina abusiva di un uomo straniero che cerca di sopravvivere in una città per nativi. Matt da indicazioni per la stazione, nei labirinti di sensi unici di Nottingh Hill. Io piango fuori nella città. Piango per una vita tutta da rifare e per la tua stretta che non mi fa più respirare la mano. Per la tua pressione. Provo l’ansia dell’abbandono. Per il tuo selfcontrol o per la tua indifferenza. Questo taxi è lento e nervoso. Alle curve non riesco a tenere il corpo in equilibrio. I sali e scendi della città mi bucano lo stomaco e non so guardarti. Di sabato gli uffici sono aperti ma sono le sei del mattino. Luci a puzzle creano gli edifici all’alba. Il tuo caffè preferito è ancora spento, tornerai a casa dormiente e con un nuovo fardello.”

“Aspetto il taxi in mezzo alla strada. Con la valigia. Non voglio più lasciarmi prendere dalla passione per Emma. Tutto sbagliato..non ho saputo essere il mio ruolo, il mio personaggio. Ho tradito la mia commedia…come è potuto accadere. Sento che dovrei abbandonare. Mi viene chiesto un ruolo diverso da quello che posso sostenere..ora che le sono stato così vicino.. le luci del taxi mettono una strana chiarezza, esito in mezzo alla strada, sulla riga bianca, sono così lontano da me che penso la macchina potrebbe attraversarmi.. come un fantasma.” “Mi fermano quasi in mezzo ad un incrocio, un uomo sciupato e un po’ vecchio, una donna troppo giovane. Non si tengono per mano, ma ormai riconosco le coppie non legittime a distanza. Quando una di queste entra nel mio taxi, l’aria si carica di tensione. Sprofondiamo tutti in un silenzio innaturale. Prendono il viaggio come cellula isolata dalla città, in sospensione. Mi sento un Caronte, un traghettatore di anime, perché là fuori, ovunque mi chiedano di andare, saranno immersi negli occhi degli altri, in preda a regole, giudizi e sguardi indagatori.. lui sembra troppo vecchio e lei troppo giovane..è bella, ha un vestito da Lolita su un corpo da donna, lungo e sottile, molto elegante, poco formoso. Quasi infantile. Lei vorrebbe passeggiare in un parco, tra le rose che stanno per fiorire e lui vorrebbe portarla in un motel a ore per spogliarla e godere di quella carne fresca e sensuale. Io guido fino alla stazione e nessuno dei due sarà esaudito. Sembra che alla donna piaccia essere colta in azioni ambigue col vecchio, quasi un moto caritatevole il suo. Non è attratta dai soldi, non si vedono intorno, ma da una situazione di disagio sociale. Lei cerca un incesto. Lui è severo, copre il suo imbarazzo con la giacca. Non si sono rivolti uno sguardo da quando sono saliti sui sedili posteriori. Mi scopro a deglutire più spesso di quanto mi occorre.
Non esiste immagine che non abbia visto. Donne in lacrime, uomini violenti, donne e uomini innamorati, donne sole, uomini soli, persone che rifiutavano ogni contatto umano. Donne silenziose, uomini occupati, donne gelose, uomini che stavano tradendo, donne tradite, uomini redenti, donne che non volevano il perdono.. Ma quest’uomo e questa donna non hanno un passato nello sguardo e, nemmeno un futuro. Lei è salita con gli occhi bassi, ma senza vergogna. L’unico sentimento che sento dietro di me è la solitudine. Due anime che si stanno allontanando, che cercano un confortevole addio, con le mani intrecciate sul mio sedile nuovo. Sento il silenzio e mi vergogno di sbagliare strada, delle curve strette che cambiano direzione all’improvviso. L’uomo mi da indicazioni in un inglese da straniero. Ha una parlata severa e asciutta. La voce della donna non l’ho ancora sentita. Penso che potrebbe squittire come un topo, come una cavia. Ma forse è muta. Non parla mai con l’uomo e non lo guarda mai. Ho pensato a un padre e a una figlia, con lei che ha molto da rimproverare. E lui che può solo essere severo. Ma si tengono la mano come due amanti, come due struggenti amanti che vogliono perdere l’identità.
Mi hanno riempito il taxi di tristezza. Un piombo, aria di piombo. Era meglio non raccoglierli. Comincerò la giornata con questa aria pesante.. non basterà aprire i finestrini, accendere la radio o raccogliere una bella puttana per cambiare l’effetto. Però la corsa è lunga e posso applicare la tariffa di notte.
Ormai ho riconosciuto la strada e non sbaglierò percorso. La via della stazione è bloccata per lavori, dovranno fare il giro più lungo. L’uomo si lamenta, ma è talmente indifferente da non insistere. Sono sceso a dare le valige. Lui ha una borsa piccola, nera. Lei una grigia, rigida e pesante anche se piccola. Le nostre mani si sfiorano nello scambio. La pelle di lei è pallidissima e liscia, è infantile. Mi accorgo di non aver lasciato la presa. Ho ancora la mano appoggiata sopra la sua. Lei mi guarda senza dire nulla. Alzo lo sguardo fino ai suoi occhi, grandi, da anatra. Smerigliati. Immobili. Lui la chiama. Lei è muta, non risponde. Io mi scuso. Lei aspetta che io sollevi la presa.. lui la chiama. Io non riesco a lasciare la presa.. Lei aspetta. Lui la chiama. Io le chiedo scusa di nuovo e sorrido, ma non riesco a staccare, a perdere il contatto. Si chiama Emma..lui dice solo Emma. Lei scivola sotto la mia mano, sotto il mio taxi, sotto le mie scuse. Ho paura che si infranga contro la porta a vetri d’ingresso..ma si dissolve. Vorrei lanciarmi verso di lei. Dire a lui che deve proteggerla, come io proteggo il mio taxi.”

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